L'esperto risponde.

1) CHE COS’E’ L’ALITOSI?

L’alitosi è l’espressione del classico alito cattivo, di cui circa il 50% della popolazione sana soffre in forma transitoria o permanente.
L’eziologia di quest’ultima è batterica in oltre 90% dei casi, otorinolaringoiatrica e gastro-entereologica nella restante percentuale.
Per i suddetti motivi la diagnosi può fornire un contributo essenziale per il medico curante e con terapia mirata, alleviare la patologia del paziente che altrimenti potrebbe anche subire un dramma psico-patologico.

2) COME PREVENIRE LA CARIE NEI BAMBINI?

La prevenzione della carie e di altre malattie del cavo orale nei bambini può essere effettuata attraverso procedure regolari di buona igiene dentale, fin dalla nascita, a cura dei genitori.

Ecco alcune raccomandazioni, universalmente riconosciute:
• Fin dalla nascita, il bambino ha già presente i denti sottoforma di germi inclusi nella gengiva ed il fatto che non siano visibili fino al sesto mese (età in cui di solito compaiono i primi incisivi inferiori), non deve sottrarre i genitori dal praticare un’accurata igiene orale quotidiana del loro figlio.
Al termine delle poppate o dei pasti nei mesi successivi allo svezzamento, si ristagnano una pellicola di placca e residui alimentari su le mucose del cavo orale e sui denti decidui che necessitano di essere ripulite.
Una pratica consigliata è quella di effettuare una corretta igiene orale del proprio figlio dopo ogni pasto, avvolgendosi un dito con una garza bagnata e passando poi sulle superfici del cavo orale del bambino, in modo tale da pulire la lingua, le guance, le gengive dalla pellicola di placca residua.
Questa pulizia dentale dovrebbe essere portata avanti fino a 3 o 4 anni di età dall’adulto, dopo di che il bambino dovrà in modo autonomo cominciare a pulire la propria bocca, sempre sotto il controllo attento dei genitori.

• Un’abitudine del tutto scorretta è quella di tranquillizzare e tenere occupato il bambino lasciandogli in bocca il ciuccio dolcificato con alimenti, come nutella, zucchero, miele e quant’altro. E’ risaputo che gli zuccheri, per un periodo superiore ai 15/20 minuti all’interno della bocca, vengono trasformati in acidi, capaci di indebolire lo smalto dei denti e quindi procurare carie. Un’altra pratica non corretta è quella di addormentare il piccolo con l’ausilio di un biberon contenente succo di frutta o latte dolcificato, causando danni dentali.
Il ciuccio e il biberon, se vengono usati in maniera non adeguata, possono essere causa di carie sulla parte esterna degli incisivi superiori decidui, costringendo il bambino ad arrivare a sei anni, età in cui compaiono gli incisivi permanenti, con una situazione dentale antiestetica e fortemente predisposta a carie future, ma questa volta su denti permanenti.

• Dopo lo svezzamento, l’alimentazione deve contenere cibi ricchi di vitamine C e D (come agrumi, pomodori, latticini, uova) per favorire, tra le altre cose, una corretta mineralizzazione dei denti.

• Con il compimento dei tre anni, si dovrebbe completare la dentizione portando il bambino ad avere 20 denti che deve tenere con cura. Da questa età in poi, è consigliabile far utilizzare lo spazzolino direttamente al bambino, sempre sotto il controllo attento di un adulto. Il dentifricio da utilizzare, salvo allergie o rare altre controindicazioni, è al fluoro: non è necessaria una grande quantità di dentifricio, perché buona parte rischia di essere ingerito.

• Dai tre ai sei anni la dentizione decidua non subisce trasformazioni. Dopo i sei anni, inizia la muta dove i venti denti da latte vengono sostituiti con 28 denti permanenti entro il dodicesimo anno. Dal sesto anno in poi, è opportuno effettuare una adeguata igiene orale sui denti permanenti, in contemporanea all’applicazione di sigilli occlusali, che uniti alle visite periodiche dal dentista, aiuteranno il piccolo ad arrivare all’età adulta senza carie o con danni dentali ridotti al minimo.

3) COSA FARE IN CASO DI IPERSENSIBILITA’

Alcuni recenti studi hanno dimostrato un progressivo aumento di casi di persone con denti sensibili.
I sintomi dell’ipersensibilità dentinale sono, generalmente, riconducibili ad una percezione di fastidio o dolore causato dagli stimoli del caldo, del freddo, del dolce, dell’acido o dal contatto con oggetti metallici.
La patologia è causata essenzialmente da una sensibilizzazione della parte del dente che confina con la gengiva (colletto dentale) e che talora si accompagna ad un arretramento della gengiva che scopre la parte iniziale della radice (retrazione gengivale). In altri casi il problema viene associato addirittura a una erosione, con la formazione di una concavità più o meno marcata; altre volte ancora si può riscontrare una carie. Tra le cause dell’ipersensibilità, quella più diffusa, riguarda l’errata pratica dello spazzolamento che viene fatto in senso orizzontale, traumatizzando il delicato punto di giunzione tra dente e gengiva.
A dimostrazione di questa tesi, è stato constatato che in molti pazienti si sviluppa maggiormente l’ipersensibilità nell’arcata superiore a sinistra se si spazzola con la mano destra e nell’arcata opposta se si utilizza la mano sinistra. Tra le altre possibili cause risulta l’assunzione impropria o eccesiva di sostanze o bevande contenente acidi o corrosivi.

Le cause
• Età
• Accumulo di tartaro nelle tasche gengivali
• Perdita di smalto causata da una pulizia orale non corretta o all’utilizzo di spazzolini duri o dentifrici troppo abrasivi
• Presenza di carie o piccole fratture dei denti
• Malattia parodontale (patologia che riguarda le gengive)
• Assunzione eccessiva di sostanze o bevande contenenti acidi o corrosivi
• PH molto acido della bocca

Rimedi
Ad oggi è possibile individuare cure efficaci per l’eliminazione del problema dell’ipersensibilità messe in atto dal dentista.
• Il primo intervento è quello di effettuare una desensibilizzazione in gel da acquistare in farmacia che, applicato per un periodo di qualche giorno, procura subito un deciso miglioramento. Nel caso di ipersensibilità più resistente, è possibile ricorrere all’applicazione in Ambulatorio Odontoiatrico di prodotti desensibilizzanti a base di idrossiapatite ultra micronizzata, di idrossido di calcio, di ossalato ferrico, di ossalato di potassio, tutte sostanze testate con successo.
• Un’altra procedura efficace è quella di applicare sigillanti a base resinosa che vengono “incollati” dal dentista sulle zone di dente ipersensibili, otturazioni o corone a copertura dei denti sensibili.
Il tipo di intervento terapeutico dipende dall’entità del problema, con trattamenti personalizzati per ciascun paziente, arrivando nel caso di recessione gengivale ad intervenire con la chirurgia gengivale, con lo scopo di fornire una nuova copertura della radice ed una protezione che è in grado di ridurre la sensibilità.

La prevenzione
• Corretto spazzolamento dei denti che non deve essere fatto in senso orizzontale, ma dalla gengiva verso la punta del dente con un movimento delicato. Non è necessario spazzolare con forza, in quanto la placca batterica è un gel facilmente rimovibile e perché, viceversa, dopo essersi formata la macchia di tartaro la setola dello spazzolino non è in grado di rimuoverla.
Può essere efficace l’utilizzo di dentifrici desensibilizzanti, capaci di fermare la trasmissione della sensazione dolorosa attraverso i tubuli dentinali, grazie agli elementi chimici contenuti in esso.
• Non eccedere nel bere bevande gassate che contengono sostanze acide, come ad esempio a base di cola, in particolare evitare di introdurle al mattino, in quanto possono portare ad una importante azione “corrosiva” ed evitare l’eccesso di thè.
• Evitare bicarbonato o sbiancanti con metodi “fai da te”, perché possono essere spesso abrasivi e corrosivi.
• E’ vivamente consigliato lo sbiancamento effettuato dal dentista o Igienista dentale specializzato.